Trattamenti chirurgici per la calvizie.

Per trattamenti chirurgici per la calvizie si intende ogni intervento atto a spostare i capelli situati dalla parte posteriore della testa alla parte anteriore per rinfoltire le aree in cui mancano i capelli.

La storia del trapianto chirurgico di capelli affonda le sue radici agli inizi del secolo (1930) quando un medico giapponese provò ad innestare dei peli prelevati da diverse parti del corpo nella zone del cuoio capelluto in cui mancavano. Purtroppo tali relazioni mediche rimasero sconosciute all’Occidente fino al 1959 quando, a New York, il dermatologo Norman Orentreich effettuò il primo trapianto chirurgico di capelli prelevando i capelli dalla parte posteriore della testa e innestandoli nella parte superiore. Fu così che venne introdotto per la prima volta il concetto di “area donatrice dominante”, concetto sul quale si svilupperà il trapianto chirurgico di capelli in Occidente. 

Il concetto di “area donatrice dominante”.

Il concetto di “area donatrice dominante” sostiene che i capelli situati nella parte posteriore della testa siano immuni all’ormone DHT in quanto cresciuti in una zona della testa non soggetta a tale influenza. Peculiarità questa che rimane invariata anche quando i follicoli piliferi vengono trapiantati in zone della testa soggette all’influenza dell’ormone DHT. E’ evidente che l’introduzione di tale concetto diede grande impulso alla sperimentazione di metodiche che salvaguardassero più possibile quella preziosa area dei capelli situata nella parte posteriore della testa, al fine di utilizzarla come “serbatoio naturale di capelli”.  

Autotrapianto di capelli e le sue evoluzioni.

A partire dalla scoperta dell’area donatrice dominante, per 20 anni circa, il trapianto di capelli venne effettuato prelevando delle “zolle” di cuoio capelluto di un diametro di circa 3-4 mm che venivano poi innestate nelle zone mancanti. Questo tipo di trapianto, nonostante rendesse contenti molti uomini che vedevano finalmente realizzato il loro sogno di riavere dei capelli, presentava degli inconvenienti estetici di non poco conto:

  • lo strumento utilizzato per il prelievo e per l’innesto dei capelli lasciava delle cicatrici circolari sia nell’aria donatrice che in quella ricevente
  • l’aspetto estetico finale non era molto soddisfacente. I capelli venivano innestati a “ciuffi” in maniera troppo regolare e con un’inclinazione dritta; insomma, un aspetto troppo finto ed innaturale detto “effetto bambola”

Negli anni successivi gli sforzi dei medici vennero rivolti proprio verso questa direzione: rendere il risultato estetico dell’autotrapianto più naturale possibile. Agli inizi degli anni ’80 alcuni medici cominciarono ad effettuare gli autotrapianti con dei “micro-innesti” che contenevano un massimo di 3 capelli. Anche in questo caso però c’erano degli inconvenienti estetici e non:

  • l’area donatrice subiva un maggior traumatismo dovuto al maggior numero di “prelievi” di capelli effettuati
  • l’aspetto estetico non era molto naturale in quanto gli innesti, seppur più piccoli, dovevano essere posizionati ad una certa distanza l’uno dall’altro.

Alcuni chirurghi si mossero anche verso un altro tipo di approccio nell’ambito del trapianto, il “lifting del cuoio capelluto”. Questa tecnica consisteva nell’asportare chirurgicamente la striscia di cuoio capelluto soggetta a calvizie suturando poi le due estremità. Questa tecnica non ebbe mai grande popolarità in quanto presentava più aspetti negativi che positivi: cicatrice estesa, diminuzione dell’elasticità del cuoio capelluto, lunghi tempi di cicatrizzazione, “effluvium” da shock chirurgico (caduta “temporanea” di capelli) in seguito al trauma dell’intervento.

Le tecniche di autotrapianto di capelli.

Lo Strip. Di tutte le tecniche messe in atto, quella che ha dato migliori risultati è stata la tecnica chiamata “strip”. Lo “strip” consiste nel prelevare una striscia di cuoio capelluto dalla parte posteriore della testa, nel suddividerla in piccoli “ciuffi” e nell’innestarli nella parte superiore della testa. Questo tipi di autotrapianto ha rappresentato per molto tempo una valida soluzione in quanto: la zona donatrice non subisce traumi eccessivi, la cicatrice della zona donatrice é unica e non molto estesa.

Di sicuro lo “strip” ha rappresentato per molti anni la migliore soluzione possibile al problema della calvizie. Tutto è cambiato con l’introduzione del concetto di “unità follicolare” (FU). Fu nei primi anni ’80 che si arrivò alla consapevolezza che i capelli non crescono singolarmente ma in unità anatomiche chiamate “unità follicolari” (FU). Ogni unità follicolare è composta da 1 a 5 capelli, da alcuni capillari che apportano sangue e nutrimento, da una guaina di tessuto connettivo che avvolge il capelli, dalle ghiandole sebacee che con il loro grasso ammorbidiscono il cuoio capelluto e dal muscolo erettore che contraendosi permette al pelo di uscire fuori dal cuoio capelluto. Il concetto di unità follicolare fu fondamentale nell’evoluzione dell’autotrapianto.

Dallo STRIP alla FUT. L’intuizione dell’esistenza delle “unità follicolari” fu illuminante in quanto determinò il passaggio dallo “strip” alla “FUT”. Si passò ad un autotrapianto “misto” con la quale i capelli venivano prelevati con la tecnica dello “strip” (prelevando chirurgicamente una striscia di cuoio capelluto) ma venivano innestati in singole unità follicolari. Questa tecnica venne chiamata FUT (Follicular Unit Transplantation ) ovvero “Impianto delle singole unità follicolari”.

Dalla FUT alla FUE. Una volta focalizzata l’esistenza di singole unità follicolari ed una volta messa a punto la tecnica dell’impianto per singole unità (FUT) il passo verso l’estrazione delle singole unità follicolari (FUE) fu breve. Fu così messa a punto una tecnica che prevedeva sia l’espianto che l’impianto delle singole unità follicolari: FUT e FUE associate! I risultati erano decisamente migliori rispetto a qualsiasi altra tecnica di trapianto provata prima: minima invasività, nessuna cicatrice, massimo rendimento delle singole unità follicolari espiantate, risultato estetico decisamente più naturale, immediato ritorno al sociale

Negli ultimi anni tutti i passi in avanti nell’ambito dell’autotrapianto monobulbare sono stati fatti verso il perfezionamento di questa tecnica che dava già buoni risultati. La novità assoluta in questo settore è data oggi dalla atFUE di cui parleremo nel prossimo paragrafo.

Per saperne di più sul Protocollo Advanced Micro Surgery



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